Sono tornate le vendite ieri a Wall Street. A pesare sull'umore degli investitori sono state i rinnovati timori relativi alla crisi greca, dopo i nuovi massimi storici toccati dal differenziale tra i rendimenti di titoli tedeschi ed ellenici nel giorno in cui è partita la missione del Fmi nel Paese.
Ma a tenere banco sono stati anche le preoccupazioni per un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, sulla scia delle dichiarazioni di uno degli esponenti votanti del comitato di politica monetaria, Thomas Hoening, secondo il quale mantenere per un periodo prolungato il costo del denaro ai minimi attuali espone alla creazione di pericolose bolle. L'ideale, secondo Hoening, sarebbe portare i tassi all'1%. Peraltro il presidente dell'istituto centrale Ben Bernanke, pur esprimendo ottimismo sulle prospettive dell'economia statunitense, non ha ribadito che i tassi rimarranno sui bassi livelli attuali per un esteso periodo di tempo, destando qualche preoccupazione in questo senso.
Anche dal fronte macroeconomico non sono giunte notizie confortanti, con le richieste di mutui ipotecari scese dell'11% nell'ultima settimana, dopo l'incremento dell'1,3% di quella precedente, e i crediti al consumo che sono diminuiti di 11,5 miliardi di dollari a febbraio (+5 miliardi d gennaio), deludendo le previsioni degli analisti che si attendevano invece un incremento di 10,6 miliardi.
Negativi per buona parte della seduta, gli indici hanno tentato un recupero a poche ore dalla fine delle contrattazioni, tornando a perdere terreno dopo la diffusione del dato sui crediti al consumo, e risollevandosi poi dai minimi di giornata in chiusura. Il bilancio è stato comunque negativo: il Dow Jones ha ceduto lo 0,66%, l'S&P 500 lo 0,59%. Poco meglio ha fatto il Nasdaq Composite, in calo dello 0,23%.
In discesa Alcoa che ha lasciato sul terreno l'1,93%. Male anche Verizon Communications (-1,58%) e Caterpillar (-1,26%).
A due velocità i titoli finanziari, con American Express e Jp Morgan in calo rispettivamente dell'1,74% e dell'1,13% e Bank of America in progresso dello 0,70%.
Contrastati anche i titoli farmaceutici: Merck ha ceduto l'1,23% mentre Pfizer ha chiuso in rialzo dello 0,65%.
Acquisti inoltre su Cisco Systems (+0,46%) e Intel (+0,22%).
Tra i titoli tecnologici pessima giornata per Netflix (-4,37%), penalizzato dalla bocciatura da parte di Barclays che ha tagliato il rating sul titolo da 'overweight' ad 'equalweight'.
Male anche Virgin Media (-2,81%), Corning (-1,86%), Adobe Systems (-1,79%) così come eBay (-1,54%) ed Expedia (-1,38%).
In rally invece Palm che ha guadagnato 20 punti percentuali, spinto al rialzo dalle speculazioni relative alla possibilità che il produttore di palmari possa diventare oggetto di un eventuale takeover.
Ben intonati anche Advanced Micro Devices (+3,32%), dopo che Ubs ha ritoccato al rialzo a 13 dollari il target price sul titolo, e Brocade (+2,51%), così come Starbucks (+1,26%) e texas Instruments (+1,08%).
Acquisti inoltre su Apple (+0,44%), sulla scia del giudizio positivo espresso da Ubs che ha confermato la raccomandazione d'acquisto ('buy') sul titolo, con target price fissato a 280 dollari, dopo aver rivisto al rialzo le stime sui risultati della società che dovrebbero evidenziare nell'ultimo trimestre una domanda superiore alle attese per l'iPhone.
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